27/01/2012
Campobasso turistica
CAMPOBASSO. L’Assessore al Turismo della Provincia di Campobasso Alberto Tramontano esprime grande soddisfazione per la riuscita della prima conferenza programmatica sul Turismo che si è svolta il 25 e il 26 gennaio presso la Sala della Costituzione di Via Milano.
Il primo giorno ha visto protagonista l’Università degli Studi del Molise che, attraverso le relazioni dei professori Minguzzi, Pazzagli, Meini e Zilli, ha presentato un’analisi puntuale degli elementi di debolezza e di forza del “sistema turismo” provinciale.
È emerso che è necessario che la Provincia di Campobasso riconosca le proprie risorse per una valorizzazione efficace; la marginalità del nostro territorio può, anzi deve, divenire una matrice attrattiva per i flussi turistici.
Catalogare l’immenso patrimonio materiale e immateriale delle nostre comunità è parso come un obiettivo fondamentale da perseguire: conoscere per promuovere.
Ambiente, Territorio, Paesaggio, Enogastronomia, Arte e Tradizioni: questi gli ambiti attorno ai quali costruire una politica turistica seria e lungimirante.
L’ Assessore Tramontano sottolinea l’importanza della seconda giornata della conferenza che ha presentato esperienze locali di promozione turistica: l’Associazione Arca sannita dedita al recupero delle biodiversità locali, l’Ecomuseo frentano, il museo dei misteri di Campobasso.
La Professoressa Castagnoli ha evidenziato le opportunità turistiche legate ai paesaggi agricoli della nostra Provincia.
Nicola Magri, Commissario dell’EPT di Campobasso ha descritto i flussi turistici degli ultimi anni e ha tracciato un percorso per il futuro: organizzazione attraverso la rete, anche telematica, del sistema turismo provinciale.
Ma il momento più importante della Conferenza è consistito nel dibattito finale a cui hanno partecipato attivamente amministratori locali, operatori turistici e culturali, studenti e cittadini: sollecitazioni, critiche, proposte, buone pratiche hanno animato un momento di vera condivisione e di vera politica partecipata.
L’Assessore Tramontano, sulla scorta del successo dell’iniziativa e della volontà degli operatori del settore di partecipare alla formulazione delle politiche turistiche, si è impegnato a costituire la Consulta permanente provinciale del Turismo, per offrire un luogo istituzionale in cui le parole si trasformino in progetti concreti.
La bellezza della nostra Provincia, al di là di ogni retorica, è la base di partenza: rendere attraente e fruibile dal punto di vista turistico ciò che oggi è considerato marginale è il punto di arrivo.
________________________________
che dire: può sembrare paradossale ma non è un messaggio incoraggiante. La conclusione che ci sia da catalogare e conoscere - cosa che è vera più per i molisani che per chi volesse venire - è la dichiarazione di una non operatività imminente. Chi opera nel turismo e nell'accoglienza è ben consapevole delle bellezze e dei beni che possediamo, ed è ben consapevole che essi non possono essere considerati risorse in grado di produrre reddito perché gli investimenti principali, in questa Regione, vanno in tutt'altre direzioni.
Nel tempo che impareremo a conoscere ed apprezzare il nostro paesaggio esso sarà stato già aggredito ancora più di quanto non sia già da elementi estranei e di deprezzamento visivo; nel tempo in cui dovremo lavorare per comprendere e conoscere le nostre culture tradizionali i nostri borghi saranno del tutto spopolati. Quando avremo imparato a valorizzare i nostri beni, non avremo più nulla da valorizzare.
Capisco ancora che si cerchi di dividere la questione in "ambiti" (divide et impera, dicevano i latini) per poter meglio concepire degli interventi, ma la debolezza di questo ragionamento sta proprio nel non voler comprendere che il turismo è un "sistema" complesso, che coinvolge tutti gli ambiti in un unicum che definisce tutte le caratteristiche peculiari ed appetibili di un territorio.
Comunque, speriamo bene.
dai dati del turismo 2011 vediamo che le cose che abbiamo già detto per il 2010 si ripropongono identiche. Le presenze di turisti in tutta la Regione Molise non superano quelle della sola provincia di Matera. e ho detto tutto.
21:05 | Link permanente | Commenti (1) |
|
Facebook
l'energia cambia le cose in fretta
Nel 2011 in Molise sono stati installati oltre mille impianti per la produzione di energia elettrica da fonti pulite, piu' del triplo rispetto al 2010, per una potenza pari a 115 MW. Solo a Campobasso, capoluogo della regione, sono state allacciate alla rete ben 825 strutture, per una potenza complessiva di 90 MW, mentre a Isernia 269, per una potenza di 25 MW. In entrambe le province il trend di crescita rispetto all'anno precedente e' stato superiore al 300%. Anche i progetti per lo sviluppo delle reti intelligenti (smart grid) vedono il Molise protagonista grazie ad un progetto pilota nazionale in corso a Carpinone, in provincia di Isernia.
*********************
Enel Distribuzione ha avviato, nella zona di Isernia, la prima installazione in Italia, e una delle prime a livello europeo, di vera e propria "smart grid". La tecnologia installata permetterà di regolare in modo ottimale il flusso bidirezionale di elettricità dovuto alla produzione da fonti rinnovabili sulle reti di bassa e media tensione e abiliterà nuovi usi dell'energia. Più nel dettaglio la rete intelligente pilota, che fa capo alla Cabina primaria di Carpinone comprende: sistemi di previsione sulla produzione di energia da fonti rinnovabili; sensori per il monitoraggio avanzato delle grandezze elettriche di rete; interazione con i produttori per la regolazione avanzata dei flussi sulla rete; storage basato sulla tecnologia delle batterie agli ioni di litio, della potenza di 0,7MW (0,5 MWh), per la modulazione dei flussi di energia, realizzato da Siemens su specifica Enel; colonnine per la ricarica di vetture elettriche; apparati domestici che permettono al cliente di verificare istantaneamente l'andamento dei consumi.
L'investimento complessivo previsto per il “pilota” molisano è di 10 milioni di euro. Nel progetto, che prevede anche il coinvolgimento di alcune migliaia di clienti, fa parte delle iniziative sperimentali che Enel sta portando avanti nell'ambito delle reti elettriche intelligenti, incentivate anche dalla Autorità per l'energia elettrica e il gas (Aeeg). Enel ha in atto un piano decennale di ristrutturazione dell'intera rete di distribuzione (oltre 1 milione di chilometri), coordinato con i programmi per la diffusione delle smart grids avviato dalla Commissione Europea.
in allegato: il consuntivo terna 2011 (dati provvisori) consuntivo2011.pdf
mentre l'ultima analisi sull'energia che abbiamo fatto è qui
20:39 Scritto in habitat | Link permanente | Commenti (0) |
|
Facebook
Attenzione alle riforme
LEGGE PARCHI
AMBIENTALISTI: APPELLO PER FERMARE UNA RIFORMA INUTILE E DANNOSA
Con il pretesto della riforma della Legge n.394 del 1991 si stravolgono i Parchi Nazionali
__________________________________
Fondo Ambiente Italiano, Italia Nostra, Mountain Wilderness, LIPU-BirdLife Italia e WWF Italia lanciano insieme un appello per fermare la riforma della legge 394 sulle aree protette che rischia di stravolgere i parchi Nazionali.
Gli aspetti più pericolosi della riforma avviata dalla Commissione Ambiente del Senato interessano essenzialmente tre aspetti della gestione delle nostre aree protette che per i loro contenuti rischiano di stravolgere alcuni dei principi fondamentali che hanno motivato la creazione dei Parchi e delle Riserve naturali non solo in Italia ma in tutto il mondo.
Nei prossimi mesi per fermare questa riforma inutile e dannosa della Legge quadro sulle aree naturali protette le nostre Associazioni lavoreranno insieme, cercando il supporto del mondo scientifico, degli intellettuali, dei rappresentanti della cultura e dell’ampia maggioranza dell’opinione pubblica che ha a cuore la sorte dei nostri Parchi Nazionali e della natura che devono proteggere.
E' solo rispettando le finalità di tutela che i parchi possono rappresentare un forte richiamo per il turismo nazionale e internazionale con ricadute positive sull'occupazione.
La riforma contestata vuole mettere in discussione il delicato equilibrio raggiunto nella gestione dei parchi tra rappresentanti del Ministeri dell’Ambiente e dell’Agricoltura, del mondo scientifico, delle Associazioni ambientaliste e dei rappresentanti degli Enti Locali, nel rispetto della Costituzione che attribuisce allo Stato la competenza esclusiva in materia di tutela degli ecosistemi proprio per ribadire l’interesse nazionale della conservazione della natura. Le proposte di modifica intendono spostare questo delicato equilibrio a vantaggio di coloro che rappresentano interessi locali e di settore con una maggioranza dei rappresentanti degli Enti Locali e l’introduzione di un rappresentante delle Associazioni agricole nel Consiglio direttivo degli Enti Parco. Allo stesso tempo verrebbero eliminati i rappresentanti del mondo scientifico e ridotta la presenza delle Associazioni ambientaliste.
Queste modifiche, insieme alle nuove procedure previste per la nomina dei direttori dei parchi, non farebbero che aumentare la politicizzazione degli Enti Parco.
Una maggiore efficienza nella gestione degli Enti Parco, in particolare per la valorizzazione delle identità locali dei territori e lo sviluppo della “green economy”, sarebbe la motivazione principale dei sostenitori della riforma, ma questo può essere perseguito da diversi Enti pubblici nell’ambito delle loro ordinarie funzioni. Le aree naturali protette nascono per la conservazione della natura, se gli Enti Parco si trasformano in grandi Pro loco o agenzie di sviluppo locale finiscono per diventare inutili doppioni di Enti che oggi in molti vorrebbero tra l’altro cancellare.
Come secondo punto critico si aprirebbe la possibilità di cacciare nelle aree protette con la scusa del controllo delle specie aliene, quando soluzioni efficaci sono possibili anche con l’attuale normativa ed organizzazione dei Parchi.
Terzo aspetto è il meccanismo di finanziamento degli Enti Parco con l’introduzione della riscossione di una royalty o di canoni su alcune attività ad elevato impatto ambientale (la coltivazione di idrocarburi, gli impianti idroelettrici, impianti a biomasse, oleodotti ed elettrodotti fuori terra, le attività estrattive, posti barca ecc) che determinerebbero un pesante condizionamento delle decisioni di un Ente Parco che in prospettiva sarebbe a larga maggioranza controllato dai rappresentanti dei Comuni.
__________________________________________________
Sara Bragonzi
WWF Italia ufficio stampa - content & community manager
via Orseolo 12 - 20144 Milano
tel. 02 83133233 - cell 329 8315718
www.wwf.it/stampa
www.facebook.com/wwfitalia
@wwfitalia
20:23 Scritto in associazione | Link permanente | Commenti (0) |
|
Facebook
25/01/2012
Pescara: ambientalisti festeggiano la chiusura della Caccia.
PESCARA - Venerdì 27 gennaio alle 11.30 nella Sala Stampa del Consiglio Regionale di Pescara sarà presentato la manifestazione "Festeggiamo la chiusura della caccia".
L'evento è organizzato dalle associazioni animalisti italiani onlus, lega nazionale per la difesa del cane, Wwf, lega per l'abolizione della caccia (Lac), lega anti vivisezione (Lav), ente nazionale protezione animali (Enpa), organizzazione internazionale protezione animali (Oipa), lega italiana diritti animali (Lida), lega italiana protezione uccelli (Lipu), associazione amici degli animali (Asada), associazione tutela uccelli rapaci (Altura), associazione animalista teate (Theriaka') e Arcigay nazionale, presentano la festa-passeggiata ecologica.
Organizzata per domenica 29 gennaio, la giornata sarà rallegrata da musica, balli, costumi e maschere di animali, fischietti, fisarmonica, pizzica, taranta, saltarello e brindisi.
Lo scopo dell'evento è quello di festeggiare la chiusura della caccia, contro i tentativi della giunta regionale di prorogare lo sterminio di animali fino a metà febbraio, attraversare il comune di pianella che ha vietato la caccia; salvare centinaia di animali evitando che escano dai rifugi per essere uccisi.
All'evento interverranno: Walter Caporale, presidente nazionale associazione "animalisti italiani onlus"; Piera Rosati, responsabile nazionale comunicazione "lega nazionale per la difesa del cane"; Camilla Crisante, presidente WWF abruzzo; Marina Gallo, Lac Abruzzo; Danilo Ciancaglini, Asada; Antonella Agostini, Lav; Carmelita Bellini, Enpa; Paolo Migliaccio, Oipa; Stefano Allavena, Lipu e Altura; Paola Stollavagli, Lida; Riccardo Antonella, Theriaka'; Gianni Di Marco, Arcigay di Pescara.
19:06 | Link permanente | Commenti (0) |
|
Facebook
24/01/2012
niente ponte e meno dissesti
Finanziamenti: il Cipe affossa il ponte sullo stretto e sblocca i fondi per il dissesto idrogeologico
Dissesto idrogeologico, in arrivo finalmente i nuovi fondi dal Cipe (Comitato interministeriale per la Programmazione economica). Ad annunciarlo è stato il Ministero dell'Ambiente che in una nota ha reso noti i progetti e le opere pubbliche che verranno portati avanti nei prossimi mesi nelle regioni del Sud Italia. E tra essi non figura il ponte sullo stretto di Messina.
I recenti fatti di cronaca, le alluvioni che hanno colpito in particolare la Liguria e il messinese, insieme ai dossier poco confortanti, hanno sicuramente fatto scattare un nuovo campanello d'allarme, e cambiando (se mai ce ne fosse stato bisogno) le priorità di intervento nel meridione. Tra esse vi è sicuramente il dissesto idrogeologico. Per questo, qualche giorno fa, il Cipe ha deliberato lo stanziamento di oltre 749 milioni di euro che consentiranno al Ministero dell’Ambiente e a Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, di attuare interventi di difesa del suolo. Ad essi andranno ad aggiungersi altri 130 milioni di euro per le Regioni del centro-nord.
Quanto. In particolare, il Cipe ha assegnato al Sud 679 milioni di euro di cui 65 milioni in quota Ministero, 262 a valere sul Fas nazionale e 352 sui Fas interregionali. A queste somme vanno aggiunti 74 milioni che già erano nella disponibilità del Ministero dell’Ambiente. Attraverso tali fondi Ministero e Regioni cofinanzieranno i 518 interventi programmati.
Come. I fondi del Cipe saranno così distribuiti: 23 milioni e 900 mila euro per i 76 interventi in Basilicata, 198 milioni e 900 mila euro per i 185 interventi in Calabria; 210 milioni e 600 mila euro per i 57 interventi in Campania; 27 milioni per gli 87 interventi in Molise, 175 milioni e 566 mila euro per gli 84 interventi in Puglia; 25 milioni e 800 mila euro per i 17 interventi in Sardegna; 12 milioni e 756 mila euro per gli 11 interventi in Sicilia. Qui, i fondi non serviranno dunque ad intraprendere la strada della costruzione del ponte sullo stretto, ma avranno lo scopo di avviare nuovi programmi per la difesa del suolo.
"Finalmente un cambio di passo radicale sul fronte delle infrastrutture, dopo anni di politica a sostegno esclusivo delle grandi opere" ha commentato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza. "Togliere i finanziamenti al Ponte mentre se ne sbloccano altri per la realizzazione di opere medio piccole e la manutenzione del territorio e della rete ferroviaria, che ne hanno tanto bisogno, è una decisione che risponde ai reali bisogni del Paese, in netta controtendenza rispetto alla precedente politica".
Perché investire nella costruzione del Ponte quando ci sono delle priorità così importanti? Secondo Legambiente il prossimo passo atteso dal governo Monti è quello di chiudere "la società Ponte di Messina mettendo una volta per tutte la parola fine a un progetto insensato".
Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha risposto: “E’ importante questa ripartenza degli interventi per la difesa del suolo. I fondi recuperati consentiranno di attuare gli interventi previsti e che erano stati bloccati per mancanza di risorse. Si tratta di un primo, essenziale, passo per ricondurre la protezione del nostro territorio nell’ambito delle priorità del paese sia in termini ambientali che come volano economico”.
Soddisfatto anche il WWF che "plaude alla revoca del finanziamento di 1,6 miliardi di euro per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina". Ma non basta. Gli ambientalisti infatti attendono anche "che ci sia il rigetto del progetto definitivo del Ponte, 'non meritevole di approvazione' (come stabilisce il contratto tra Stretto di Messina SpA e il General Contractor Eurolink) per gravi omissioni di carattere economico, finanziario e ambientale".
Secondo il WWF inoltre, "il 29 luglio scorso la concessionaria pubblica Stretto di Messina SpA ha approvato il progetto definitivo del Ponte per un valore di ben 8,5 mililardi di euro (pari a mezzo punto di PIL). Ora è quindi d’obbligo un atto del Cipe che respinga il progetto definitivo per evitare che lo Stato, e quindi i cittadini, paghino penali scandalose al General Contractor. Infatti se il Cipe approvasse il progetto definitivo, si passerebbe alla fase esecutiva e all’apertura dei cantieri e quindi, secondo il contratto, lo Stato dovrebbe pagare centinaia di milioni di penali per la mancata realizzazione dell’opera".
Fermare lo scempio, prima che sia troppo tardi, a danno dell'ambiente e delle tasche dei contribuenti. Ma intanto un primo passo è stato fatto. Il Cipe ha preso atto delle criticità balzate agli occhi della cronaca durante il 2011, e non solo, e sta investendo per tutelare il nostro territorio.
Mai più disastri come quello di Genova, via la paura dal messinese, dove da qualche anno si ripete un macabro copione.
_____________________________________________________________

PONTE SULLO STRETTO
WWF: “BENE LO STOP AI FINANZIAMENTI SUL PONTE. ORA IL GOVERNO RIGETTI IL PROGETTO DEFINITIVO
PER EVITARE PENALI A CARICO DEL PAESE”
Il WWF plaude alla revoca del finanziamento di 1,6 miliardi di euro per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. Come atto conseguente, il WWF attende dal Governo in Cipe che ci sia il rigetto del progetto definitivo del Ponte, “non meritevole di approvazione” (come stabilisce il contratto tra Stretto di Messina SpA e il General Contractor Eurolink) per gravi omissioni di carattere economico, finanziario e ambientale.
Il WWF ricorda che il 29 luglio scorso la concessionaria pubblica Stretto di Messina SpA ha approvato il progetto definitivo del Ponte per un valore di ben 8,5 mililardi di euro (pari a mezzo punto di PIL). Ora è quindi d’obbligo un atto del Cipe che respinga il progetto definitivo per evitare che lo Stato, e quindi i cittadini, paghino penali scandalose al General Contractor. Infatti se il Cipe approvasse il progetto definitivo, si passerebbe alla fase esecutiva e all’apertura dei cantieri e quindi, secondo il contratto, lo Stato dovrebbe pagare centinaia di milioni di penali per la mancata realizzazione dell’opera.
Roma, 21 gennaio 2012
Ufficio stampa WWF Italia – tel. 06-84497.265/213 - 02-83133233
Cell.: 349 1702762 – 349 0514472
________________________________________________
Credo ci sia di che esprimere soddisfazione e speranza per il riconoscimento di una operatività del CIPE più attenta alla conservazione che a un ipotetico "sviluppo". Bene fa il WWF a "plàudere", ma è necessario adesso premere verso una conversione dell'economia italiana. Il modello industriale ha raggiunto il suo limite, l'Italia ha ben altre risorse che sono sottosfruttate: parliamo di cultura, paesaggio, biodiversità, energia ragionevolmente sostenibile. Non saremo più una potenza industriale ma abbiamo altri modi di inventare posti di lavoro e creare economia reale investendo nella valorizzazione di quanto di meglio abbiamo e che potrebbe darci da vivere.
Facciamo qualche appello, anche nella nostra piccola realtà: chissà che qualche illuminato esista ancora, nella classe dirigente!
17:56 Scritto in associazione | Link permanente | Commenti (0) |
|
Facebook
23/01/2012
Svezia: nasce l'autostrada delle biciclette
Svezia: 3 milioni di euro per l'autostrada delle biciclette
(ASAPS) Seguendo le orme della Germania che già si è attivata in tal senso, la Svezia ha pensato di far nascere un'autostrada ad uso esclusivo delle biciclette e che collegherà due grandi e popolose città: Malmö e Lund, dove si trova una delle più importanti e frequentate università svedesi.
La decisione di intervenire in tal senso è stata presa dall'autorità svedese per il traffico anche in conseguenza del fatto che le stime parlano di un 30% in più di cittadini che si affidano alla bicicletta per gli spostamenti giornalieri o per il pendolarismo breve.
I costi dell'opera, che sorgerà parallelamente al tratto ferroviario, prevedono un investimento per la città di Malmö di circa 3 milioni per il tratto che la collegherà con Lund.
Il progetto prevede la realizzazione di quattro corsie; lungo il percorso ci saranno uscite specifiche per i paesi collegati e stazioni di servizio pensate appositamente per le biciclette, dove al posto della pompa di carburante, sarà possibile gonfiare le ruote o rifocillarsi per recuperare energie.
Le autorità hanno già esaminato la fattibilità del progetto, ora la palla passa al Governo e alle città collegate nel percorso dell'autostrada che dovranno dare la propria disponibilità allo stanziamento dei fondi necessari alla realizzazione dell'opera.
14:42 Scritto in pensare | Link permanente | Commenti (0) |
|
Facebook
21/01/2012
Acqua, Monti fa marcia indietro
una buona notizia dal forum italiano dei movimenti per l'acqua:
Comunicato stampa
Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
È una vittoria dei cittadini e dei comitati che in tutto il paese hanno fatto sentire forte la loro voce in difesa del voto referendario.
Rimane ampiamente negativo il giudizio del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua sul decreto liberalizzazioni che, a dispregio voto del giugno scorso, peggiora le già pessime misure del precedente Governo sulla privatizzazione degli altri servizi pubblici locali.
La mobilitazione del popolo dell'acqua continua per la piena attuazione del risultato referendario: avanti tutta con la ripubblicizzazione del servizio idrico e la campagna di obbedienza civile per una tariffa corretta e coerente coi referendum. Si scrive acqua, si legge democrazia.
Roma, 20 gennaio 2012
22:14 Scritto in urban life | Link permanente | Commenti (0) |
|
Facebook
In treno sulla Carpinone-Sulmona
22:06 Scritto in associazione | Link permanente | Commenti (0) |
|
Facebook
WWF: in Italia un far west per le trivellazioni
IN ITALIA UN FAR WEST PER LE TRIVELLAZIONI - NUOVO DOSSIER E DOMANI MANIFESTAZIONE IN PUGLIA
ADEGUARE LA NORMATIVA PER NON DARE MILIONI DI REGALI AI PETROLIERI
Nuovo dossier WWF alla vigilia della manifestazione in Puglia
per dire no alle trivellazioni in Adriatico
“Milioni di regali - Italia: Far West delle trivelle”, è questa la denuncia e il titolo del dossier del WWF Italia che viene reso noto alla vigilia della manifestazione “Più verde, meno nero” che si svolgerà domani, 21 gennaio, a Monopoli, che oltre a coinvolgere la Puglia, interessa i cittadini e le istituzioni di molte regioni del Meridione, ma non solo. Il WWF saluta l’importante convergenza di intenti tra le amministrazioni e le comunità locali in difesa oggi del bene comune, costituito dal nostro patrimonio naturale che contribuisce alla ricchezza del Paese, per un futuro sostenibile, che abbia al centro le energie pulite e lo sviluppo eco-compatibile del turismo e della filiera agroalimentare.
Nel dossier del WWF si rileva che su 136 concessioni di coltivazione in terra di idrocarburi liquidi e gassosi attive in Italia nel 2010, solo 21 hanno pagato le royalty alle amministrazioni pubbliche italiane, su 70 coltivazioni a mare, solo 28 le hanno pagate. Su 59 società che nel 2010 operano in Italia solo 5 pagano le royalty (ENI, Shell, Edison, Gas Plus Italiana ed ENI/Mediterranea idrocarburi).
Grazie a questo amplissimo sistema di esenzioni, di aliquote sul prodotto e di canoni di concessione bassissimi ed una serie di agevolazioni e incentivi la nostra Penisola e le sue acque sono oggetto di una ricerca sovradimensionata di oro nero o di gas. Questo nonostante il petrolio, ad esempio, sia notoriamente poco e di scarsa qualità (la produzione italiana di petrolio equivale allo 0,1% del prodotto globale e il nostro Paese è al 49o posto tra i produttori). Il petrolio inoltre è localizzato in territorio densamente urbanizzati e nei nostri mari, vicino a coste e specchi d’acqua marina di alto pregio ambientale con il rischio che al momento in cui si verifichi un incidente, come è avvenuto nel golfo del Messico nell’aprile 2010, anche infinitamente meno grave, date le diversità, gli impatti per l’ambiente dureranno per decenni se non centinaia di anni con conseguenze teratogene, mutagene e cancerogene sugli essere viventi.
Purtroppo la corsa all’oro nero non si ferma: se pensiamo che al 2011 sono 82 le istanze di permesso di ricerca e i permessi di ricerca di idrocarburi liquidi o gassosi in mare (74 dei quali nelle regioni del Centro-Sud, 39 nella sola Sicilia) presentati al Ministero dello Sviluppo economico. Sono invece 204 le istanze di ricerca e i permessi di ricerca in terra (89 al Nord pari al 44%, 61 al Sud, pari al 30% e 54 nel Centro Italia, pari al 26%; tra cui spiccano nelle diverse aree geografiche: le 52 tra istanze e permessi presentati in Emilia Romagna che vanta il primato del Nord, i 22 in Abruzzo, prima nel Centro, e i 27 nella già colonizzata Basilicata, che ha il primato del Mezzogiorno, seguita dalla Sicilia, con 16).
Ma il sistema Italia, denuncia il WWF nel suo dossier, garantisce maglie troppo larghe alle istanze e ai permessi di ricerca e di coltivazione di idrocarburi, con incomprensibili agevolazioni verso le coltivazioni marginali -di piccola entità- secondo il WWF, e non fa i conti con la ricchezza che deriva al Paese dal ricchissimo patrimonio naturalistico che l’Italia può vantare (il nostro Paese è primo in Europa per biodiversità), e con lo sviluppo sostenibile di settori quali il turismo e l’agroalimentare. In Basilicata, che contribuisce per il 6% al fabbisogno nazionale di petrolio, il 60% del territorio è interessato da attività di ricerca e di coltivazione degli idrocarburi, il parco nazionale dell’Appennino lucano, Val D’Agri e Lagongerse è assediato dalle attività di perforazione con gravi conseguenze di inquinamento delle acque e del suolo e rischi per la salute della popolazione. Per quanto riguarda e attività in mare, c’è da ricordare che l’oro nero lo sta già avvelenando: il Mediterraneo, che costituisce lo 0,7% delle acque del globo ma da cu passa il 25% del traffico petrolifero mondiale, vanta il primato mondiale per la concentrazione di catrame in mare aperto (pelagico): 38 mg/m2 di 3 volte superiore a quello registrato nel Mar dei Sargassi, 10 mg/m2.
Non possiamo dissipare così il nostro patrimonio ambientale e la nostra salute, eppure le nostre leggi fanno dell’Italia uno dei Paesi in cui vigono le regole più vantaggiose per le aziende che ricercano ed estraggono gli idrocarburi. Il WWF nel dossier ne fa una sintetica rassegna: 1. le prime 20 mila tonnellate di petrolio prodotte annualmente in terraferma e le prima 50 mila tonnellate di petrolio prodotte in mare, come i primi 25 milioni di smc di gas in terra e i primi 80 milioni di smc in mare sono esenti dal pagamento di aliquote allo Stato; 2. l’aliquota oscilla tra il 7% e il 4%, a seconda che si tratti di idrocarburi gassosi o liquidi estratti in mare, mentre in terraferma sale al 10% sia per gli idrocarburi liquidi che quelli gassosi, mentre la media delle aliquote applicate da altri Paesi al mondo oscilla tra il 20 e l’80% del valore del prodotto estratto; 3: anche le concessioni di coltivazione, sia pur adeguate nel tempo, partono, a valori 1996, dalle 5 mila lire a Kmq per i permessi i prospezione, alle 10 mila lire a Kmq per i permessi di ricerca, alle 80 mila lire a kmq per i permessi di coltivazione. Ma non è finita qui e in occasione dell’Offshore Mediterranean Conference svoltasi a Ravenna nel 2004, non a caso viene menzionata la favorevole legislazione italiana per le compagnie petrolifere, dato l’ampio spettro di incentivi e agevolazioni: incentivi per le ricerche di prospezione e per la coltivazione dei cosiddetti giacimenti marginali; agevolazioni sul gasolio utilizzato nelle attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi.
Su tutti questi punti il WWF presenterà al Governo e al Parlamento un pacchetto di proposte che vanno dall’eliminazione delle esenzioni dal pagamento dell’aliquota, all’adeguamento al 50% dell’aliquota sul valore del prodotto, all’adeguamento del valore dei canoni annuali per i permessi di prospezione e di ricerca e per le concessioni di coltivazione.
Infine, per quanto riguarda la regolazione di questo settore dal punto di vista ambientale il WWF valuta positivamente la presentazione in Parlamento della proposta di legge, approvata lo scorso agosto dal consiglio regionale della Puglia, che chiede di interdire nuove attività di prospezione, ricerca e coltivazione in Adriatico.
Il WWF, nel dossier segnala, la necessitò di difendere l’importante modifica del Codice dell’ambiente voluta dal Parlamento nel giugno 2010 che introduce:
a) il divieto di prospezione, ricerca, coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare nelle aree tutelate dalla normativa italiana, comunitaria e nazionale (e quindi SIC e ZPS, aree umide protette dalla Convenzione di Ramsar, parchi terrestri e marini nazionali regionali) e in un raggio di 12 miglia da queste stesse aree (norma che pare messa a rischio proprio in questi giorni dal decreto Liberalizzazioni);
b) il divieto di prospezione, ricerca e coltivazione entro le cinque miglia dalle aree di base costiere (una linea continua che ricomprende i golfi e le insenature) in tutta la Penisola.
In conclusione è con regole rigorose in campo ambientale che facciano valere il principio di precauzione e una modifica sostanziale del regime fiscale ed economico del settore, che rispetti le regole di mercato della leale concorrenza, che secondo il WWF si può fare in modo che l’Italia non sia più un Far West per le trivelle.
Roma, 20 GENNAIO 2012
Ufficio Stampa WWF Italia, 06 84497213/265; 02 83133233; 349 0514472, 329 8315718
DOSSIER COMPLETO E IMMAGINI IN ALTA DISPONIBILI ONLINE SU WWW.WWF.IT O A RICHIESTA
22:06 Scritto in associazione | Link permanente | Commenti (0) |
|
Facebook
Isola del Giglio e cetacei
Comunicato stampa
WWF: “GIGLIO, BENE NORMA SU ROTTE SENSIBILI. PIU’ REGOLE ANCHE SU SANTUARIO CETACEI E AREE MARINE PROTETTE”
Il WWF chiede un’operazione-verità sul Santuario dei Cetacei e di fare una riflessione sul ruolo delle aree marine a tutela delle piccole isole
IL RETROSCENA: Il mare dell’Isola di Giglio escluso dal Parco Nazionale per volere del nuovo sindaco, che ha fondato la propria campagna elettorale proprio contro l’area protetta
“Il WWF apprezza molto il tentativo che si sta facendo per arrivare ad una definizione di rotte navali che riconoscano la priorità delle aree sensibili. Sappiamo che in questi giorni in tal senso ci sono stati importanti contatti tra il Ministero dell’Ambiente e la Regione Toscana”. Così il WWF Italia commenta l’annuncio del Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, dell’applicazione della legge sulle ‘rotte proibite’.
“Il WWF, come più volte sostenuto, ritiene che la tragedia della Costa Concordia debba portare nuove decisioni non solo per il Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano ma anche per il Santuario dei cetacei che ad oggi è sostanzialmente privo di regole e di garanzia ad esclusione delle gare off-shore. Il confronto in essere con la Regione Toscana deve quindi essere allargato anche alla Regione Liguria e alla Regione Sardegna, oltre che alla Francia. Pertanto l’associazione ribadisce, come già richiesto al Ministro Clini, l’importanza di fare un punto di verità sul Santuario dei Cetacei. Al di là di questo, va fatta una riflessione sulla funzionalità delle aree marine a tutela delle piccole isole”.
“Il Parco Nazionale dell’Arcipelago toscano gestisce anche un’area marina protetta ma questa non comprende il mare del Giglio perché, dopo il sostegno iniziale dell’Amministrazione comunale, questa ha espresso parere negativo a seguito del cambio di maggioranza del nuovo sindaco, che ha fondato la propria campagna elettorale proprio contro l’ampliamento dell’area marina protetta al Giglio”.
“Un’area marina protetta impone regole che sono sempre rispettose delle esigenze locali ma che prevengono forme di fruizione impattanti e impongono fasce di rispetto. Un’area marina protetta al Giglio sarebbe certamente stata evidenziata sulle carte nautiche e segnalata con apposite boe ed è quindi pensabile che in questo caso avrebbe costituito un elemento in più per prevenire quanto accaduto”.
Roma, 19 gennaio 2012
Ufficio stampa WWF Italia – tel. 06-84497.265/213 – Cell.: 349 1702762
20:48 | Link permanente | Commenti (0) |
|
Facebook
15/01/2012
molise, bel posto.
________________________________________________
Qualcuno potrà anche dire che si tratta di una collezione di luoghi comuni, ma se questa è l'idea che di noi hanno fuori da qui, a me personalmente va benissimo.
peccato non poterla sfruttare a fini turistici: ci denuncerebbero per pubblicità ingannevole, come minimo!
20:27 Scritto in habitat | Link permanente | Commenti (3) |
|
Facebook
14/01/2012
Campobasso virtuosa
Cosa ci sarà nella polenta con i peperoni mangiata a cena che scombussola digestione e sonno? Eppure posso garantirne biologicità e chilometraggio zero... ciononostante non so dire se ho sognato o sono stato preda di allucinazioni, ma mi ero convinto che, navigando sul sito dei comuni virtuosi, avevo visto troneggiarci il nome del Comune di Campobasso, con tanto di foto della manifestazione di affiliazione, le majorette, il gonfalone al vento e la donzella dei Misteri che sorridente (e chi l'ha vista mai ridere?) baciava il primo cittadino a sua volta gongolante.
Riprese al mattino le mie migliori - si fa per dire - capacità razionali, corro a verificare se di sogno o realtà si fosse trattato. "Niente!" mi dice la mia parte razionale; "Ma c'era, son sicuro", risponde la memoria ancora intontita e onirizzata... Inutile dire che, con la soddisfazione del vincitore, la parte razionale ebbe la sua riconosciuta ragione. Ma con ostinazione il substrato onirico si chiedeva se non fosse possibile - magari non oggi, ma domani - trovare Campobasso tra i comuni virtuosi.
Già, ma intanto chi sono i "comuni virtuosi"? Corro ai documenti pubblicati sul sito:
L’Associazione nazionale dei Comuni Virtuosi è una rete di Enti locali, che opera a favore di una armoniosa e sostenibile gestione dei propri territori, diffondendo verso i cittadini nuove consapevolezze e stili di vita all’insegna della sostenibilità, sperimentando buone pratiche attraverso l’attuazione di progetti concreti, ed economicamente vantaggiosi, legati alla gestione del territorio, all’efficienza e al risparmio energetico, a nuovi stili di vita e alla partecipazione attiva dei cittadini.
L’Associazione ritiene che sia necessario diminuire l’impronta ecologica di un Ente locale, attraverso una proposta culturale, un modello di de-crescita attento alla conservazione delle risorse, alla compatibilità ambientale e alla valorizzazione delle differenze locali.
L’Associazione nasce per promuovere un progetto culturale, la cultura del buon senso, per creare una forte sinergia tra realtà anche molto diverse tra loro, ma dalla cui relazione può emergere un forte impulso all’affermazione di scelte e stili di vita attenti alla conservazione dell’ambiente. Per promuovere la cultura del buon senso occorre coinvolgere la comunità intera ed il Comune, quale punto di riferimento per la comunità.
L’Associazione intende promuovere verso le Pubbliche Amministrazioni un modello che tenga responsabilmente conto delle risorse disponibili, che possa essere sostenuto nel tempo e quindi durevole, ponendo come centralità dell’azione politica e amministrativa la questione ambientale.
Per ambire e raggiungere tale obbiettivo, occorre puntare sulle risorse migliori: la qualità della vita, del paesaggio e dell’ambiente, della storia e della cultura di ogni luogo. Occorre consumare meno territorio, meno energia e meno risorse per ottenere risultati migliori, senza abbassare il livello delle garanzie sociali e ambientali.
Caspita! Anch'io voglio vivere in una città virtuosa, mi son detto!! Effettivamente forse dobbiamo lavorarci un poco, ma magari parlando con il sindaco ci si può iscrivere e poi piano piano si migliora, magari l'associazione ci darà una mano... a che serve sennò una associazione? E che ci vorrà? una delibera? E se ne fanno tante, figuriamoci...
E allora vediamo... ecco gli impegni del Comune che voglia associarsi...
L’Associazione nazionale dei Comuni Virtuosi permette l’adesione dei Comuni e degli Enti locali attraverso il seguente percorso:
1. richiesta di adesione tramite la compilazione del “Modulo di richiesta di iscrizione all’Associazione dei Comuni Virtuosi”, predisposto dal Comitato Direttivo.
e si può scaricare il modulo... si può fare!
2. adozione di una Delibera di Consiglio Comunale in cui si approva lo Statuto e il Regolamento dell’Associazione;
eh, vedi? ci vuole una delibera, lo dicevo...
3. sottoscrizione di una quota annuale di adesione all’associazione, che varia a seconda del numero di abitanti residenti nell’anno precedente
qualche soldo ci vuole sempre, ma se son virtuosi non sarà una cosa esagerata, no?...
4. impegno a promuovere sul proprio territorio uno o più progetti concreti che rientrano nelle cinque linee guida individuate dall’Associazione:
apperbacco!... uno o più... beh, ce ne sarà uno...
Gestione del territorio - (Opzione cementificazione zero, recupero e riqualificazione aree dismesse, progettazione e programmazione del territorio partecipata, bioedilizia, etc.);
...uhmm...
Impronta ecologica della macchina comunale - (efficienza energetica, acquisti verdi, mense biologiche, etc.);
...ehmmm...
Rifiuti - (raccolta differenziata porta a porta spinta, progetti per la riduzione dei rifiuti e riuso, etc);
...eh, see!...
Mobilità sostenibile - (car-sharing, car-pooling, trasporto pubblico integrato, piedibus, scelta di carburanti alternativi al petrolio e meno inquinanti, etc.);
...questa no...
Nuovi stili di vita - (progetti per stimolare nella cittadinanza scelte quotidiane sobrie e sostenibili, quali: autoproduzione, filiera corta, cibo biologico e di stagione, sostegno alla costituzione di gruppi di acquisto, turismo ed ospitalità sostenibili, promozione della cultura della pace, cooperazione e solidarietà, disimballo dei territori, diffusione commercio equo e solidale, autoproduzione, finanza etica, etc.).
Ok, ho capito. Vado a googolare, cercando dei buoni rimedi agli effetti dei peperoni!
21:39 Scritto in urban life | Link permanente | Commenti (0) |
|
Facebook
Novità nel Blog
| novità 2012 |
| Firmate il nostro |
| Guestbook |
| partecipate al |
| Forum |
_____________________________________________________________________
Abbiamo aggiunto al nostro Blog due nuove pagine: si tratta di un Guestbook dove potete lasciare - saluti, baci, abbracci, qualsiasi genere di critica purchè espressa civilmente... - e di un Forum dove discutere degli argomenti più diversi. Per la verità sarebbero strumenti superflui in un blog, dove ciascuno ha già la possibilità, commentando, di lasciare traccia del proprio passaggio e del proprio pensiero. Ma facciamo qualche prova prima di decidere.
20:33 Scritto in blog life | Link permanente | Commenti (0) |
|
Facebook
un po' di soldi non guastano
(AGI) - Campobasso, 13 gen. - E' stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana la delibera del Cipe 63, del 3 agosto scorso, con la quale il Comitato rende operativo il Programma Attuativo della Regione Molise (Par Fas), che vede un ammontare di risorse disponibili, per iniziative e programmazioni strategiche, pari a 407 milioni di euro. "Si tratta dell'adempimento dell'ultimo passaggio procedurale" ha evidenziato il Presidente della Regione, Michele Iorio "che permettera' ora di avviare tutte le opere del Programma, immettendo nel nostro sistema economico una somma di oltre 400 milioni di euro. Il Programma prevede l'attuazione di interventi a sostegno delle imprese e del lavoro, oltre che il potenziamento delle infrastrutture, la valorizzazione delle risorse ambientali e la tutela del territorio. Previste anche azioni mirate in favore del sociale e della scuola". (AGI)
_______________________________________
Un po' di soldi non guastano, si dice. Non guastano se vengono impiegati bene. Altrimenti sono capacissimi di farne eccome, di guasti!
19:52 Scritto in pensare | Link permanente | Commenti (0) |
|
Facebook
Autostrada: c'è chi ci ragiona su, dove si ragiona.
In settemila firmano contro l’autostrada Cispadana tra Ferrara e Reggiolo
Hanno firmato in 7mila contro la costruzione dell’autostrada regionale Cispadana. E oggi hanno fondato un coordinamento per dire “no” alla costruzione di un’infrastruttura che considerano una “inutile colata di asfalto”. “Distruggerà l’ambiente e taglierà in due interi paesi, la Regione ci ripensi”.
Nel coordinamento anche Legambiente, WWF, Idv, Rifondazione e Movimento 5 Stelle. Lo stesso Beppe Grillo se ne è occupato sul proprio blog, definendo il progetto “un reticolo di strade e cemento”. Oltre ai partiti sul fronte del no anche una miriade di piccole associazioni e singoli cittadini che hanno deciso di opporsi a quello che considerano un business miliardario. E in effetti i numeri parlano chiaro. Per collegare l’A22 del Brennero con l’A13 Bologna-Padova partendo da Reggiolo e arrivando fino a Ferrara Sud, la previsione di spesa tocca quota 1170 milioni di euro, e di questi 180 arriveranno direttamente dalla Regione Emilia-Romagna.
“Si fermino finché sono in tempo – chiede Luigi Sala del circolo naturalistico di Novi – con l’autostrada saranno asfaltati centinaia di ettari di terreno agricolo, un colpo duro per paesaggio e agricoltura”. Per il futuro nessuno esclude manifestazioni e azioni più incisive e visibili, anzi. Per ora però c’è l’appello alla Regione per l’apertura di un’istruttoria pubblica.
Il progetto dell’autostrada Cispadana non è recente. Nato nel 2006, è stato approvato lo scorso anno dalla Regione, “ma senza un preventivo confronto con i 13 Comuni salvo quello di Novi”, denunciano dal coordinamento. Da progetto il tracciato prenderà il posto della vecchia strada interregionale che sarà così sostituita con un’autostrada veloce di categoria A, in pratica due corsie per senso di marcia e la predisposizione per una terza corsia su ciascun lato. I Comuni interessati dall’autostrada – ma il fronte del “no” preferisce definirli “colpiti” – sono 13 e tra questi Reggiolo, Rolo, Novi, Mirandola, San felice sul Panaro, Finale Emilia, Cento, Sant’Agostino, Poggio Renatico e Ferrara.
“Ci trattano come cittadini di serie C. I tecnici regionali hanno scritto chiaramente che ci saranno problemi ambientali e di salute – spiega Lorenzo Baruffaldi del Comitato spontaneo Alto Ferrarese – Evidentemente gli unici a non avere letto quei progetti sono i politici locali e il Ministero, a cui già un anno fa abbiamo presentato le nostre osservazioni. La cosa che ci spaventa è che tutti se ne infischiano”.
Per Cinzia Vaccari, portavoce del Comitato, i problemi più grossi saranno quelli riguardanti la salute. “Fare passare un’autostrada a poche decine di metri da un paese significa aumentare il numero di tumori e malattie cardiovascolari dovute alle polveri sottili. Le stime – continua Vaccari parlano di 50mila veicoli al giorno. Nel progetto preliminare è prevista la costruzione di barriere anti rumore e la fornitura a tutte le case di doppi vetri. Dobbiamo per caso tenere i bambini sempre in casa per evitare smog e polveri?”.
A leggere le carte si scopre poi che le barriere anti rumore saranno erette lungo 36 km di un tragitto autostradale di 70. Più della metà dell’autostrada insomma passerà vicinissima a centri urbani.
Ma non è tutto. I vari comitati del territorio sollevano anche il problema dei risarcimenti danni per chi si ritroverà con l’autostrada a 50 metri da casa. Le loro previsioni parlano di un deprezzamento del valore degli immobili di oltre il 50%. “E allora – attacca Vaccari – non era forse meglio abbattere le case e darci i soldi per spostarci altrove? Così ci ritroveremo in alloggi dove nessuno vorrà più abitare. Ci vengano i politici ad abitare qui al posto nostro”.
19:41 Scritto in pensare | Link permanente | Commenti (0) |
|
Facebook
13/01/2012
Un piccolo quiz


Geografia applicata alla gestione territoriale: tre città, tre capoluoghi di provincia paragonabili per abitanti, tre forme urbane:
Ascoli Piceno, 50'850 abitanti;
Campobasso, 50'945 abitanti;
Pordenone, 51'822 abitanti.
Ragionando in termini di consumo di suolo, di costi della gestione delle reti dei servizi, di organzzazione della mobilità, chi sarà la meno efficiente?
21:35 Scritto in urban life | Link permanente | Commenti (0) |
|
Facebook
La Sulmona - Carpinone chiude... i binari?
"E' oramai giunta l'ultima ora per la nostra amata linea ferroviaria Sulmona-Carpinone".
E' questo l'ennesimo grido di dolore espresso dall'associazione culturale "Amici della ferrovia Lerotaie Molise" di Isernia, ma anche dal sindaco di Carovilli Antonio Cinocca, dal primo cittadino di San Pietro Avellana Francesco Lombardi e dal presidente nazionale dell'Aec Francesco Tufano "per l'indifferenza da parte della Regione Molise verso la tematica del trasporto ferroviario".
"Gli assessorati ai trasporti - scrive l'associazione - delle regioni Abruzzo e Molise, per esigenze di bilancio o forse anche per un inesistente programma di razionalizzazione e di ridistribuzione dei servizi di trasporto treno-gomma, hanno indotto Rete ferroviaria italiana, vista la persistente assenza di un valido progetto di rilancio proposto da entrambi gli enti regionali interessati, di procedere al ‘taglio' del binario che si dirama da Carpinone verso Sulmona. Modifica che, a dire di Rfi, servirà a velocizzare la direttrice verso Campobasso e consentirà la chiusura della stazione di Carpinone, la quale verrà declassata a semplice fermata impresenziata. Quindi in parole povere niente più manutenzione agli scambi, poiché saranno tutti rimossi, ma soprattutto altri posti di lavoro in meno, poiché non sarà più presente in quell'impianto la figura del capostazione. Inoltre non sarà possibile più effettuare incroci in questa stazione, con conseguenti ulteriori disagi verso l'utenza ferroviaria poiché sarà possibile incrociare i treni tra Campobasso ed Isernia solo nella stazione del capoluogo pentro o presso l'impianto di Cantalupo del Sannio-Macchiagodena, distanti tra loro 26 chilometri. Di conseguenza se uno dei due treni è in ritardo l'incrocio previsto in quella tratta comporterà un ulteriore ritardo a causa dello spostamento dell'incrocio alla stazione successiva distante oltre i quindici minuti di percorrenza.
La misura è oramai colma e se non si attua una repentina inversione di tendenza con un intervento programmatico valido e duraturo, si rischia di trovarsi ad un punto di non ritorno per una tratta ferroviaria, la Sulmona-Carpinone, che in altre realtà d'Italia avrebbe sicuramente ben altra considerazione. Infatti linee turistiche come la Siena-Asciano-Monte Antico oppure nel bergamasco la Palazzolo-Paratico Sarnico hanno da tempo attuato un programma turistico che ha catalizzato numerosi visitatori che grazie al treno hanno la possibilità di conoscere più approfonditamente le bellezze paesaggistiche e le prelibatezze gastronomiche di quelle zone. Le potenzialità turistiche della Sulmona-Carpinone non hanno eguali in Italia, ma sembra che solo i nostri amministratori non se ne siano accorti. Invitiamo, fin da ora, la classe politica regionale ad intervenire energicamente ed immediatamente presso i vertici di Rfi per scongiurare la programmata soppressione definitiva, presentando un programma di sviluppo turistico sulla falsariga di quello attuato per il trenino del Bernina, considerato che l'orografia e le ardite opere infrastrutturali presenti sulla "Transiberiana d'Italia" non hanno nulla da invidiare alla ben più famosa ferrovia svizzera.
Per catalizzare l'attenzione sulla tematica, l'associazione Lerotaie Molise, unitamente a LocoMolise Onlus ha organizzato per il prossimo 4 marzo un treno turistico Campobasso-Isernia-Sulmona, in occasione della quinta giornata delle Ferrovie dimenticate, indetta dalla Co.Mo.Do. (Confederazione mobilità dolce), che ha già riscosso notevoli adesioni sul web, in quanto sono già pervenute numerose prenotazioni dalle località più disparate dello stivale. L'evento sarà organizzato in collaborazione con i Comuni dell'AssoMab, Italia Nostra Onlus sezione di Isernia, il Cai di Isernia, i Rotary Club di Isernia ed Agnone, il Wwf di Campobasso ed il CeSMoT di Roma. L'evento sarà preceduto da un convegno dal tema "l'importanza del trasporto ferroviario per lo sviluppo economico della Regione Molise" ove saranno invitati i vertici degli Enti regionali, provinciali, comunali e dei vettori ferroviari pubblici e privati che si terrà il 3 marzo presso l'Officina della cultura di Isernia.
Inoltre sarà possibile ammirare il plastico della Stazione di Isernia realizzato dai fermodellisti dell'Associazione Lerotaie. Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare l'organizzatore al recapito 3313781220 oppure inviare una email a sergio@lerotaie.com".
20:58 Scritto in habitat | Link permanente | Commenti (0) |
|
Facebook
La crisi non fa bene all'ambiente
UE: i piani salva-crisi mettono a rischio l'ambiente
Il WWF internazionale ha scritto al direttore del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, e al presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, per sostenere l’urgenza di soluzioni sostenibili alla crisi finanziaria globale, per preservare il capitale naturale che è alla base di ogni attività economica di successo.
Nelle lettere, il WWF sottolinea che “la crisi, oltre a essere causata dalla cattiva gestione delle finanze nazionali, è il riflesso di un modello di sviluppo economico carente, costruito su consumi eccessivi e su un sovrasfruttamento delle risorse naturali, con conseguente deficit ecologico, costantemente in crescita.”
La lettera del WWF si focalizza in particolare sul caso della Grecia ed evidenzia una serie di gravi ripercussioni ambientali derivanti dal programma di riassesto economico, approvato a marzo 2010 e co-finanziato dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Commissione Europea e dalla Banca Centrale Europea. In particolare: la riduzione del “fondo verde” per la Grecia che viene assorbito nel budget generale del Paese; la riduzione della regolamentazione dei permessi in campo ambientale; l’enfasi data a ingenti investimenti a fronte di discutibili verifiche ambientali; la legalizzazione di fatto di azioni illegali di sviluppo in aree protette; la vendita frettolosa e incontrollata di terreni pubblici; il sottodimensionamento di staff ambientale tra le autorità pubbliche; lo smantellamento di istituzioni di governance ambientale; il discutibile supporto dato a fonti di energie inquinanti, compreso il carbone.
“Negli ultimi 15 anni, il WWF si è ripetutamente appellato alle istituzioni finanziarie internazionali, compreso il Fondo Monetario Internazionale, perché rivedessero le loro politiche di prestito e favorissero la transizione dei paesi in crisi finanziaria verso un percorso di sviluppo sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale. Questo appello è diventato più urgente perché l’attività economica sta rapidamente superando il budget che la natura mette a disposizione – ha scritto nella nota Jim Leape, direttore generale del WWF internazionale.
“La Commissione Europea deve onorare il proprio ruolo di garante dei trattati europei e delle politiche ambientali – ha aggiunto Stefano Leoni, Presidente del WWF Italia – Chiediamo alla UE di ampliare la sua considerevole azione sulla sostenibilità, non come agenda separata ma piuttosto come un pilastro per costruire economie durevoli e in salute, anche in tempi di crisi finanziaria. E questo vale non solo per il Piano di Rilancio greco, ma per quello di tutti i Paesi, compresa ovviamente l’Italia”.
Le lettere del WWF sono state inviate in copia anche a Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea, Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio Europeo, Jean Claude Juncker, presidente dell’Eurogruppo; Lucas Papademos, primo ministro della Grecia; Jerzy Buzek, presidente del Parlamento Europeo; e Helle Thorning-Schmidt, primo ministro della Danimarca, il Paese che tiene la presidenza del Consiglio dell’Unione Europea per la prima metà del 2012.
17:48 Scritto in associazione | Link permanente | Commenti (0) |
|
Facebook
10/01/2012
VENOLEA 2012 - 27, 28 e 29 gennaio a Venafro
21:14 Scritto in associazione | Link permanente | Commenti (0) |
|
Facebook
07/01/2012
Allarme archeologico: a Saipins rischia di crollare la Postierla del Matese
E’ a rischio crollo la cosiddetta Postierla del Matese, ovvero uno dei quattro varchi di accesso aperti nel perimetro murario dell’ocre saipinats - ovvero la roccaforte sannitica - come racconta lo storico Tito Livio, assediata e conquistata dall’esercito romano nell’anno 293 a.C.
In verità è l’intero insediamento che versa in pessime condizioni. Dopo una breve e limitata campagna di scavo effettuata da Annibaldi nel 1943, non proseguita per lo scoppio della guerra, la ricerca riprese con uno scavo condotto dal giovane Colonna nel 1961 che purtroppo non ebbe continuità. Da allora il sito non ha ricevuto più alcuna attenzione da parte della ricerca, né da parte delle istituzioni preposte alla tutela e valorizzazione dei beni archeologici. L’insediamento sannitico, così, versa oggi in uno stato di totale dimenticanza e di abbandono, è difficile raggiungerlo e visitarlo e, pur se armati di una carta con il rilievo dei resti archeologici, non è agevole individuare le strutture messe in luce decenni fa.
Ad una ricognizione assolutamente superficiale, però, si continuano a trovare reperti ceramici, laterizi e metallici, il che indica il grado notevole di interesse archeologico rappresentato da un sito praticamente sconosciuto e non sondato. La vegetazione ha preso possesso del territorio, invadendo l’intera area che ne risulta obliterata, scardinando i resti delle mura megalitiche e degli edifici medievali. In particolare si richiama l’attenzione sulla cosiddetta Postierla del Matese che, con le sue particolari forme, costituisce probabilmente il simbolo di tutto il sito.
Le strutture verticali sono composte da muratura a secco con conci calcarei, l’architrave è realizzato con lastroni di pietra calcarea. Lo stato di degrado dell’intera struttura è molto evidente e diffuso. Le pietre di architrave soffrono infatti lo stress di sforzi di trazione, dovuti non solo al carico del peso proprio, ma anche al peso della muratura soprastante. Il tutto è aggravato dalla presenza di vegetazione infestante dall’apparato radicale piuttosto consistente. Le forme di degrado più evidenti, ma bisognerebbe effettuare delle analisi più approfondite dopo un’accurata pulitura, sono sia di natura chimica sia fisica. L’azione chimica dell’acqua comporta il cosiddetto “fenomeno carsico” ovvero una sostanziale dissoluzione delle rocce carbonatiche. Forme di degrado fisico, che si manifestano con la frammentazione della roccia, avvengono invece per cause climatiche, ovvero i cicli di gelo/disgelo e gli sbalzi termici da insolazione. I primi provocano la rottura a causa dei pori della pietra che intrappolano l’acqua che, in seguito all’abbassamento della temperatura, congela aumentando di volume e provocando lo sgretolamento della roccia. L’effetto degli sbalzi termici dipende dal coefficiente di dilatazione della pietra, l’irraggiamento di una parte rispetto ad un’altra dello stesso concio, genera delle tensioni interne in grado di fratturarlo. In aggiunta, l’acqua, il vento o il guano degli uccelli portano microrganismi dannosi come i licheni che si insediano nella struttura porosa e nelle zone meno esposte, costituendo aree costantemente umide e favorendo l’insediamento dei muschi che a loro volta producono secrezioni acide molto dannose. Ovviamente quasi sempre i fenomeni si combinano fra loro moltiplicando gli effetti del degrado e mettendo a serio rischio la conservazione della Postierla. Gli stessi effetti del degrado sono riconoscibili sulle altre strutture presenti nel sito ed anche sugli interventi di protezione delle creste murarie che furono realizzati probabilmente al termine degli scavi. Le copertine a bauletto in malta cementizia, risultano ormai totalmente inutili, se non addirittura dannose; in generale esse risultano fessurate, non più perfettamente aderenti alla muratura sottostante, infestate da licheni e muschi, dunque non solo hanno perso la funzione originaria di protezione, ma contribuiscono a concentrare diversi elementi che causano degrado.
Il sito è indicato in tutte le guide turistiche ma, come abbiamo detto, è molto difficile da raggiungere, non esiste infatti né cartografia, né apprestamenti strutturali e informativi per i sentieri, né siamo a conoscenza di tour-operator e associazioni di turismo naturalistico e culturale che forniscano il servizio di guida specifica per questo bellissimo sito. Anche per quanto riguarda la divulgazione, si deve lamentare una mancanza totale di pubblicazioni recenti sul sito. In effetti cosa potrebbero dire di nuovo rispetto all’ultima risalente al 1962? Nulla, se non constatare lo stato in cui si trova questo luogo. Con questa denuncia vogliamo solo richiamare l’attenzione delle istituzioni e di tutti i molisani sul come è gestita e vissuta la radice storica della nostra comunità, vogliamo soltanto far presente che in Molise abbiamo tantissimi beni culturali ma non siamo capaci di trasformarli in risorse (in termini strettamente economici la "risorsa" è la capacità di un "bene" di produrre reddito), come ben possono dimostrare i dati statistici sul turismo molisano e sul reddito derivante da attività turistiche.
L'abbandono dei luoghi delle nostre radici (che è causa di una loro mancata valorizzazione ideale e materiale) è legato all'atteggiamento negativo che i molisani hanno nei confronti della propria terra e in una certa dose di ignoranza / vergogna per la propria identità storica. Ahinoi, se non c'è conoscenza non c’è orgoglio, se non c’è orgoglio non c’è iniziativa privata e non c'è offerta, né servizi pubblici che si sviluppino e, alla fine, non c'è turismo.
Mentre fortunatamente Saepinum assorbe le attenzioni e gli investimenti della Soprintendenza archeologica ed accoglie un sempre crescente flusso di turisti, infatti, la città sannitica posta in un sito panoramico notevole, tra i boschi del Matese, appare un insieme scalcinato di ruderi dimenticati da tutti. Da tutti, tranne che da un gruppo di giovani appassionati della storia e dell’archeologia molisana che nei giorni scorsi si sono recati a visitare il sito in località Terravecchia e hanno scattato le fotografie che si allegano come testimonianza del suo fascino e, insieme, del suo degrado, e ora lanciano un appello al Comune di Sepino, alla Soprintendenza archeologica e alla Regione Molise, affinché vengano al più presto effettuati interventi di manutenzione della “postierla” e del complesso delle mura del sito ma anche affinché si mettano in campo politiche serie di valorizzazione dell’intera area, luogo per eccellenza dell’identità storica del Sannio preromano. Un sito che, senza ombra di dubbio, ha molto da raccontare agli studiosi, oltre che ai molisani, se solo si cominciasse ad approfondirne la conoscenza. Il meraviglioso complesso archeologico di Saepinum-Altilia va valorizzato e, anzi, non lo è al livello che meriterebbe, ma altrettanta attenzione e risorse andrebbero destinate agli altri insediamenti dell’area cantonale sannitica: Saipins in primis che ne è alle origini! La fase romana, infatti, è solo UN aspetto della storia e cultura del nostro territorio.
Giovanna Battista Giovanna Falasca Lucio Fatica Luca Lotti
16:55 Scritto in habitat | Link permanente | Commenti (0) |
|
Facebook








